Complesso monumentale di S.Ilario a Port’ Aurea

Complesso-monumentaleL “ecclesia vocabolo Sancti Ylari” presente nelle fonti documentarie a partire dal XII sec., anche se da scavi effettuati si può far risalire la costruzione al VII/VIII sec. d.c., è nota con il nome di Sant’Ilario a Port’Aurea perché edificata nei pressi dell’Arco di Traiano (in via San Pasquale – Benevento), diventato in epoca longobarda porta “aurea” della città dopo essere stato inglobato nella nuova cinta muraria.

I resti di un ampio complesso edilizio d’età imperiale (II secolo d.C.) sono le testimonianze della principale preesistenza archeologica, i vani finora messi in luce, edificati su un terrapieno artificiale si articolavano in tre corridoi di comunicazione, probabilmente in origine anche provvisti di scale, disposti attorno ad un ampio vano sostruttivo rettangolare sul quale oggi poggia la chiesa.

In età tardoantica il complesso architettonico d’epoca imperiale fu abbandonato e sepolto sotto uno spesso strato di terreno di riporto. Solo una parte degli antichi ambienti fu recuperata e inglobata in nuove strutture murarie, e la massiccia costruzione posta sotto l’angolo nord-est della chiesa ne suggerisce una sua eventuale funzione di carattere militare o comunque difensiva.

PiantinaAlla chiesa fu poi aggiunto un convento, il “Monasterium Sancti Ylari” citato in fonti documentarie dal 1148 e pur non precisandone l’esatta cronologia di fondazione, le indagini archeologiche più recenti hanno posto in luce la quasi totalità degli ambienti della cella monastica. Degne di nota sono le numerose cisterne e pozzi per la captazione dell’acqua, evidentemente connessi agli usi agricoli.

L’evento che segnò senza dubbio la storia del complesso monastico e della chiesa fu il terremoto del 1688, il complesso monastico dovette subire ingenti danneggiamenti da renderlo inutilizzabile. La chiesa dopo la sconsacrazione avvenuta prima del 1712, come appare chiaro da un documento della Biblioteca capitolare de1 l713 in cui si parla della chiesa profanata, era stata adibita a casa colonica e un po’ tutti con il passar del tempo, avevano finito per ritenerla davvero tale. Nel 2000, con un finanziamento mirato alla creazione del Parco e del Museo dell’Arco di Traiano, grazie alla cooperazione tra il ministero per i Beni e le Attività Culturali – Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Benevento, e la Provincia di Benevento, d’intesa con il Comune capoluogo, è stato possibile avviare il restauro della chiesa e continuare l’indagine archeologica.